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Storia di Bibbiano

 

Bibbiano dall'alto

 

 

 

 

 

Il Comune di Bibbiano é situato nella fertilissima zona pedecollinare dove un tempo si trovava l'alveo dell'Enza.

PREISTORIA

Non è facile datare l’origine di Bibbiano: le tracce della prima presenza umana di cacciatori-raccoglitori (fondi di capanne, resti ceramici, copiosi manufatti silicei) risalgono ad epoca compresa tra il Paleolitico Inferiore e il Neolitico. La lunga permanenza gallica é testimoniata da reperti dell'Età del Ferro e dalle inflessioni celtiche rimaste nel dialetto bibbianese locale.

Bibbiano fu e rimase fino al secolo scorso una "Villa" rustica, una processione di case e casolari sparse lungo un'unica strada, un luogo aperto alle scorrerie di eserciti e predoni, senza mura che gli facessero da scudo.

ETA' ROMANA

Numerosi sono i reperti romani venuti alla luce in seguito a ritrovamenti archeologici: terrecotte, ceramiche e suppellettili. È solo con l’età medievale che la storia di Bibbiano si precisa attraverso una prima aggregazione urbana lungo la strada che portava alle fortificazioni affacciate sull’Enza, e di cui rimane la massiccia costruzione fortificata detta "Torrazzo".

Al secolo XI risalgono le prime notizie che si hanno di Bibbiano. In una bolla di Papa Stefano IX dell'anno 1057 in favore del Monastero di San Prospero in Reggio si parla di "Bubianum" e in una successiva bolla di Papa Alessandro II del 1072 si cita "Bibbianum".

L'origine etimologica della parola Bibbiano non è certa: la forma più antica è "Bubianus" alternata anche a "Bibianus". Gli storici reggiani fanno risalire il termine "Bibianus" al personale latino "Baebius"; i "Bebii" erano una famiglia di coloni romani ai quali, all'epoca della colonizzazione romana, erano state assegnate le terre che presero il nome di "ager Baebianus". Il fatto che due poderi situati nella frazione di Barco, conservino la denominazione di Bebbi Grande e Bebbi Piccolo, rende molto probabile questa ipotesi. Dunque, l’origine del toponimo è verosimilmente legata all’occupazione romana del I secolo e prese il nome dell’assegnatario di quelle terre.

MEDIOEVO

Bibbiano, già castello, faceva parte del territorio Matildico. Nel secolo XII la storia di Bibbiano si lega indissolubilmente alle vicende dei Canossa, come ricorda anche lo stemma comunale (cane con un osso in bocca). Il territorio fu concesso in feudo alla famiglia Canossa (nel 1155 il borgo sarà definitivamente incorporato nel feudo canossiano di Bianello, mentre un’altra località bibbianese, Piazzola, era già in precedenza compresa nel medesimo) che lo conservò finché nel 1757 passò poi in feudo alla casata dei marchesi Gabbi di Reggio Emilia.

ETA' MODERNA e CONTEMPORANEA

Eretto a Comune nel 1800 con la villa di San Bartolomeo in Sassoforte e poi aggregato al comune di Reggio, per volere di Francesco IV venne, nel 1815, epoca fatale della restaurazione, con molte altre frazioni compresa quella di Barco, aggregato all'esteso Comune di Montecchio, cui forzatamente rimase unito fino al 1859. Fu in questa epoca più propizia che risorse il Comune di Bibbiano, composto da due ville: Barco e il Capoluogo. In base al nuovo assetto territoriale e amministrativo, dunque, Bibbiano cessa di far parte della circoscrizione di Montecchio ed acquisisce il diritto di eleggere un proprio consiglio comunale.

La maggior parte della popolazione di Bibbiano già allora era dedita all'attività agricola, presentando caratteri specifici che rimarranno gran parte invariati nel corso degli anni. A differenza di altre zone agricole dove il contadino doveva provvedere al proprio fabbisogno familiare attraverso la differenziazione delle colture, in assenza di un mercato che gli consentisse lo scambio delle proprie eccedenze con prodotti della manifattura o dell'industria, il mezzadro, l'affittuario o il coltivatore diretto di Bibbiano subordinavano le colture alle esigenze dell'industria e del mercato, da tempo immemore attivi nella trasformazione e nell'esportazione del Parmigiano Reggiano che ha appunto in Bibbiano la sua "culla". Tende quindi a prevalere su ogni altro tipo di coltura il prato stabile e/o di rotazione, come punto di partenza del ciclo produttivo che si compie con la forma di Parmigiano Reggiano o col pane di burro.

 

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